Questa illustrazione digitale è dedicata alla Mixology, manifestazione di creatività e passione nella preparazione e presentazione dei cocktail che sorprende e delizia generazioni di appassionati.
Lo stile riprende il linguaggio del collage e delle geometrie avanguardiste.
Ho optato per riservare i colori più vivaci per far risaltare la figura del barman.
Il contesto è invece raffigurato con tinte dorate per trasmettere un’atmosfera notturna elegante.
La dinamicità dei movimenti legati alla proceduta dello shakeraggio sono ottenuti dall’utilizzo di sfumature.

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L’Arte della Mixology – illustrazione Enrico Brunelli

La mixology è molto più di un modo per preparare cocktail; è un’arte raffinata e una scienza che mira a creare esperienze uniche attraverso le bevande. Questo termine, sebbene sembri moderno, affonda le sue radici in un passato lontano.
L’origine della mixology può essere ricondotta all’inizio del XIX secolo, quando i primi barman americani cominciarono a elevare la preparazione dei drink, portandola ad un livello superiore.

Uno dei nomi più celebri in questo contesto è Jerry Thomas, considerato il “padre della mixology”, che nel 1862 pubblicò il primo libro dedicato ai cocktail, “The Bartender’s Guide”. Questo testo codificò per la prima volta l’arte di miscelare bevande, stabilendo le basi di ciò che oggi chiamiamo mixology.

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Schizzo preparatorio per “L’Arte della Mixology”
Enrico Brunelli

Nel corso del XX secolo, i cocktail iniziarono a diffondersi in tutto il mondo, diventando simboli di lusso e sofisticatezza durante l’epoca del proibizionismo negli Stati Uniti. In quegli anni, i bar clandestini (speakeasy) erano i luoghi in cui i barman raffinavano le loro abilità per mascherare il gusto spesso scadente degli alcolici prodotti illegalmente. Dopo la fine del proibizionismo, la cultura del cocktail esplose e trovò spazio nei bar più prestigiosi, diventando un elemento centrale della socialità.

La mixology, però, ha subito alti e bassi. Negli anni ‘70 e ‘80, con l’avvento di bevande più industriali e semplificate, l’arte del cocktail perse un po’ della sua magia. Tuttavia, dagli anni ‘90 in poi, c’è stato un rinascimento. I mixologist moderni hanno riscoperto le ricette classiche e, allo stesso tempo, hanno sperimentato con nuovi ingredienti, tecniche innovative e presentazioni spettacolari. Questa rinascita è stata spinta anche dalla crescente attenzione alla qualità degli ingredienti e alla valorizzazione di sapori unici.

Oggi, la mixology è una parte fondamentale della cultura gastronomica globale. I cocktail artigianali sono un fenomeno diffuso, e molti bar si sono trasformati in veri e propri laboratori creativi. I mixologist combinano ingredienti freschi, spesso locali, con tecniche prese in prestito dalla cucina molecolare, come l’uso dell’azoto liquido per creare effetti visivi sorprendenti o la sferificazione per aggiungere texture inaspettate. In un drink contemporaneo, ogni elemento – dal bicchiere alla guarnizione – è studiato per raccontare una storia o evocare un’emozione.

Curiosamente, la mixology non si limita più agli alcolici. I cocktail analcolici, noti come mocktail, stanno guadagnando sempre più popolarità, grazie all’attenzione verso il benessere e le esigenze di chi preferisce evitare l’alcol senza rinunciare al piacere di una bevanda ben strutturata.

Il successo odierno della mixology si riflette anche nella crescente professionalizzazione del settore.
Concorsi internazionali, scuole di formazione e pubblicazioni specializzate hanno portato alla ribalta barman di talento, elevando il ruolo del mixologist al pari di uno chef stellato. Inoltre, il fascino della mixology ha trovato spazio anche nel mondo della cultura pop, con film, serie TV e libri che celebrano l’arte del cocktail.

In definitiva, la mixology non è solo una moda passeggera, ma una manifestazione di creatività e passione che continua a evolversi, sorprendendo e deliziando generazioni di appassionati.