“Coltivazione dell’Iris in Val Tramigna – Val d’Illasi” è un’illustrazione ad acquerello digitale di Enrico Brunelli con tema la produzione di Iris e la tradizionale e pregiata lavorazione del suo rizoma nel veronese.
Il lavoro, in stile immagine botanica, ritrae un Iris all’apogeo della sua fioritura e alcuni boccioli. Tra le foglie è posto un flacone di apprezzatissima essenza ricavata da questa pianta per la produzione di profumo.
Sullo sfondo è accennata una collina vitata caratteristica del panorama della Val Tramigna e della Val d’Illasi.
Per chi desidera approfondire il meraviglioso mondo dell’Iris e la sua lavorazione, riporto qui di seguito un estratto della lodevole opera di ricerca “Storia e storie di oratori e antiche corti” dell’architetto e studioso R. Molinarolo.
Coltivazione dell’Iris in Val Tramigna – Val d’Illasi
di Laura Golinelli
da Renato Molinarolo (a cura di), Storia e storie di oratori e antiche corti, pp. 38-40, Gianni Bussinelli Editore.
Verso metà ‘800 una crescente richiesta mercantile-industriale di rizomi d’iris diede impulso a una diffusa coltivazione del “giaggiolo” sui colli toscani del Chianti e Valdarno.
In modo analogo e graduale, tale coltivazione iniziò anche nell’est Veronese, sui colli della Val d’Illasi e dell’alta Val Tramigna (Campiano e dintorni), dove le famiglie contadine coltivavano l’iris su aree marginali dei terreni agricoli, come coltura complementare, a integrazione del reddito famigliare.
L’iris, o Ireos, Iride, è conosciuta fin dall’antichità da greci, egizi e romani, che ne utilizzavano la radice, ovvero il rizoma, per la preparazione di “unguentes” (profumi) e per usi medicinali. I rizomi d’iris sono utilizzati per molteplici impieghi: nella produzione di aromi, amari e liquori, pr prodotti cosmetici, in farmacia, dall’industria profumiera nella composizione di profumi d’alto pregio.
A metà ‘800 fu introdotta in Toscana la specie Iris pallida Lam., proveniente dalla Dalmazia, più produttiva dello storico “giglio fiorentino” o giaggiolo bianco (Iris florentina L. 1759). Sui colli veronesi i coltivatori utilizzarono le specie d’Iris già presenti sul territorio, raccolte su macchie e incolti soleggiati, le stesse storicamente utilizzate dagli speziali. La più diffusa era l’Iris x germanica (L. 1753), un ibrido naturalizzato di origine orticola, noto come “iride domestica” già in epoca rinascimentale. L’altra specie, endemica in Lessinia, sulle prealpi venete e in Slovenia, è la meno diffusa, oggi quasi sporadica, Iris pallida subsp. “cengialti”. Anche i produttori veronesi introdussero in seguito la specie Iris pallida Lam. da coltivi toscani.
La produzione veronese, nota sul mercato internazionale come Veronese Orris (in quantità più ridotta della toscana Florentine Orris) era particolarmente apprezzata dall’industria liquoristica. Il nome locale delle Iris è Gadoi, di derivazione latina, per la forma delle foglie che ricordano un gladio, la corta spada romana. Altri nomi locali sono Riossi, Riosse, per i rizomi spellati e messi ad essicare, che somigliano a bianche ossa.
La lavorazione dei rizomi vedeva la partecipazione di tutta la famiglia, le donne in particolare, compresi gli anziani e i bambini più grandicelli. Venivano utilizzati i rizomi delle piante di 3 anni. La raccolta dal terreno era fatta in luglio-agosto. Le piante erano subito portate nelle corti agricole per la mondatura con apposite roncole sottili. Si preparavano anche le barbatelle per i nuovi impianti, tenendo una “noce” di rizoma all’attaccatura delle foglie, lasciate con 15 cm circa di altezza. Il restante rizoma veniva sbucciato con attenzione e abilità, togliendo via radici e parti di scarto. I rizomi mondati erano immersi in mastelli d’acqua e lavati bene prima dell’asciugatura. Era un lavoro di gruppo, anche di più famiglie, parenti e vicini di casa, con lo scambio di racconti, storie e memorie, come nei “filò” della cultura contadina di un tempo.
I bianchi rizomi lavati erano poi infilati su corde e appesi ad asciugare al sole da finestre e terrazze pe runa decina di giorni. L’essicazione proseguiva nei granai, in ambienti asciutti e arieggiati per evitare la formazione di muffe che avrebbero reso invendibile il prodotto.
Ben asciutti e secchi, i rizomi erano successivamente raccolti in sacchi, i rizomi erano successivamente raccolti in sacchi di juta, pronti per la vendita a mediatori e commercianti, in particolare al mercato autunnale a Badia Calavena.
NEi primi anni ’80 del secolo scorso vi fu un progressivo calo di richiesta commerciale dei rizomi d’iris. Una delle cause fu la scoperta dello Ionone chimico, che portò alla produzione di profumi a basso costo (ma di bassa persistenza e qualità!). La causa principale fu però la concorrenza di produzione estera, anche se di qualità inferiore, da paesi come il Marocco, India, Cina e altri. La coltivazione, comunque, non è mai stata abbandonata del tutto. In Toscana i produttori si sono associati in consorzi, anche per la gestione del settore commerciale.
Nel Veronese, alcune aziende agricole continuano la produzione, con nuovi impianti di Iris pallida Lam., trovando buona richiesta da un mercato attento alla qualità del prodotto. La destinazione principale rimane l’industria delle essenze e l’industria di profumi d’alta gamma, in particolare quella francese di Grasse, in Provenza. L’iris è una materia prima pregiatissima. Gli “ironi”, le molecole che maturano all’interno dei rizomi nel corso di 3 anni di essicazione (assenti nel prodotto fresco), sviluppano un mix di profumo di violetta, legno aromatico e note fruttate. L’olio essenziale d’Iris ha capacità fissativa nella composizione con altre essenze. I rizomi secchi, profumati, passano infine alla macinazione, alla riduzione in polvere, o “farina” d’iris.
Il prodotto è quindi utilizzato per la produzione dell’olio essenziale, di essenza, e alla distillazione della “suprema”, l’essenza più pregiata e costosa. Per i prodotti liquoristici e l’estrazione di aromi la “farina” d’iris è sottoposta a procedimenti di macerazione.
L’ambiente collinare soleggiato, con terreno calcareo-argilloso, è il più indicato per la coltivazione d’iris da rizoma di ottima qualità, come quello veronese.