La Saccola è uno dei vitigni storici, o meglio addirittura “ancestrali” dei Monti Lessini (prealpi venete) che si pensava scomparso ma che è stato ritrovato pochi anni fa nel veronese.
Assieme al Gouais Blanc e alla Pontedara, la Saccola è esempio vivo e significativo della notevole biodiversità dei Monti Lessini e centro di un progetto di recupero e valorizzazione del patrimonio viticolo di queste montagne.
Sono tutti vitigni coltivati a circa 800 metri di altitudine e da oltre 120 anni. Ciò che li accomuna sono la buona resistenza alle malattie della vite e una singolare struttura acida.
Nel caso della Saccola, biotipo della Pavana, si riscontra anche una interessante componente polifenolica. Si rivela ottima sia per la vinificazione in rosso di vini a lungo affinamento che per vini spumante rosati.

Oggi il vitigno Saccola viene studiato dal gruppo di ricerca G.R.A.S.P.O. – Gruppo di ricerca ampelografica sostenibile per la preservazione della biodiversità viticola degli enologi Aldo Lorenzoni e Luigino Bertolazzi con la collaborazione dell’Istituto di Ricerca CREA di Conegliano, Veneto Agricoltura, Università di Verona, Università di Catania, il CNR.
I risultati della ricerca sono diffusi in occasione degli incontri tecnici di G.R.A.S.P.O. dal titolo “Bastardi in culla”. La Saccola è “Bastarda” perché è un vitigno che è stato abbandonato, dimenticato se non volontariamente escluso dai nuovi modelli della viticoltura odierna. “In cullaperché in questi incontri è possibile degustare il frutto dell’ultima vendemmia.

Enrico Brunelli – Graphic Designer ha realizzato le etichette per le prime micro vinificazioni sperimentali Saccola – Annata 2017 delle località Badia e Sprea che sono andate a definire la collezione di 4 vini Saccola.
La collezione Saccola Badia – Sprea è stata protagonista di numerose degustazioni e incontri con istituzioni, giornalisti e produttori permettendo il recupero del vitigno e la sua valorizzazione.