Gustus è il consolidato weekend con cadenza annuale in cui Vicenza si racconta con un calice in mano.
In questo fine settimana d’autunno (ogni metà settembre) la città del Palladio diventa il salotto buono dei Colli Berici – Vicenza e di Gambellara, due territori che a pochi chilometri l’uno dall’altro producono vini profondamente diversi.

Enrico Brunelli, Creative & Graphic Designer Vicenza ha curato il progetto del nuovo Key Visual per Gustus.
Da una parte la necessità era di rendere più dinamica la comunicazione e dall’altra quella di trovare un’identità visiva che rimanesse collegata a quella divenuta nel corso degli anni riferimento della manifestazione.
Le caratteristiche di un buon Key Visual, ovvero la matrice visiva della comunicazione, sono essenzialmente 4:

  • Riconoscibile
    Deve essere associabile immediatamente al brand o alla campagna.
  • Coerente
    Funziona su formati e canali diversi senza perdere identità.
  • Scalabile
    Può essere adattato a verticale, orizzontale, quadrato, digitale e stampa.
  • Evocativo
    Comunica un’emozione o un concetto prima ancora del testo.

Per questo si è voluto mantenere i due calici di vino bianco e rosso, rappresentativi dell’incontro delle due DOC Colli Berici – Vicenza e Gambellara per la loro riconoscibilità sviluppandone allo stesso tempo una versione maggiormente dinamica e vivace.
Rispetto all’immagine originaria, il brindisi nel nuovo key visual è un tripudio di movimento con l’incontro tra calici celebrato da una pioggia di goccie di vino che si espandono dal centro visivo.
I modelli dei calici sono ora moderni, stilisticamente meno contrastanti e in linea con i formati oggi di maggior voga.
Per conferire calore all’immagine è stata introdotta la presenza umana con le due mani, l’una maschile e l’altra femminile, che reggono i rispettivi calici. La presenza della coppia rimanda al carattere conviviale dell’evento oltre a ricordare le due anime differenti delle DOC qui riunite in una manifestazione apperta ad esperti di settore, winelovers e grande pubblico.
La composizione di calici e mani trova particolare interesse visivo nella disposizione ruotata che intensifica l’idea di movimento e di gioia sprigionati.
Infine, rispetto allo sfondo bianco omogeneo del visual originario asettico, qui è stata introdotta una forte nota di colore con il background viola “orchid” scuro che regala maggiore complessità.

Per quanto riguarda il nuovo marchio dell’evento, anziché utilizzare la versione a colori, è scelta la versione al negativo in bianco che consente una ottima resa in contrasto con il background e conferisce un carattere pulito e moderno al visual.

Il nuovo Key Visual scelto per Gustus – Vini e Sapori di Vicenza è stato declinato dei diversi materiali promozionali della rassegna. Alcuni esempi:

  • Taccuino di degustazione;
  • Banner web pubblicitari;
  • Post, stories e reel sui social;
  • Immagine coordinata social;
  • Pagine pubblicitarie evento su carta stampata;
  • Personalizzazione della pagina acquisto biglietti online
  • Cartolina enogastronomica con coupon consumazioni;
  • Save the date;
  • Firma mail

Due DOC, due storie geologiche diverse

Per capire perché Gustus funziona così bene, ancora prima che dal calice, bisogna partire dalla terra. I Colli Berici nascono da un rilievo calcareo di origine marina, e questo spiega perché sulle loro pendici trovino casa sia bianchi freschi e sapidi sia rossi di struttura importante. Il Tai Rosso, vitigno autoctono che qui esprime la sua interpretazione più identitaria, convive con le versioni bordolesi di Cabernet, Merlot e Carménère, mentre tra i bianchi si affiancano il Sauvignon e il Pinot Grigio.
Gambellara, invece, sorge su un antico vulcano spento, e i suoi terreni basaltici regalano alla Garganega — la stessa uva del Soave, coltivata però su un suolo completamente diverso — una mineralità e una tensione acida che molti degustatori riconoscono a naso quasi prima ancora di assaggiare. Mettere questi due mondi nello stesso salone significa offrire al pubblico un confronto raro che mostra da una parte l’eleganza vulcanica di un bianco, dall’altra la potenza e la varietà di un territorio che sa fare bene sia i rossi sia i bianchi.

Come è organizzato l’evento

La formula di Gustus è quella del walk around tasting, cioè un banco d’assaggio libero in cui il visitatore, con un calice e un pass in mano, si muove tra i tavoli delle cantine partecipanti e assaggia ciò che preferisce, senza percorsi obbligati né orari fissi per ogni tappa. Ad ogni edizione partecipano una trentina di aziende con oltre cento etichette in degustazione, un numero che permette di passare in una sola serata da un Tai Rosso giovane e fruttato a una riserva più strutturata, per poi tornare sui bianchi e chiudere magari su una bollicina del territorio. Accanto al banco d’assaggio principale, l’evento propone i WineLab, momenti di approfondimento a numero chiuso condotti da esperti del settore, spesso costruiti come degustazioni alla cieca che mettono i vini vicentini a confronto con referenze di altre regioni italiane. Un modo intelligente per far capire al pubblico, con i fatti più che con le parole, quanto questi territori abbiano davvero qualcosa da dire.

Una location che è già di per sé un motivo per andarci

Gustus si tiene al Conservatorio di Musica “Arrigo Pedrollo”, nel centro di Vicenza, un edificio storico che normalmente ospita studenti e concerti e che per un weekend si trasforma in una sala di degustazione diffusa tra corridoi e sale affrescate. La scelta non è casuale poiché durante le serate sono spesso gli stessi studenti del Conservatorio a curare l’intrattenimento musicale, così che tra un assaggio e l’altro capita di ascoltare un quartetto d’archi o un pianista promettente, e di godere di un’atmosfera vivace.

Come un evento è influenzato dal suo key visual

Prima ancora che qualcuno legga il programma, guardi la location o scopra chi sono i relatori o gli sponsor, di un evento si vede un’immagine, e su quella prima immagine, che si tratti di un manifesto affisso in strada, di un post su Instagram o della copertina di un invito digitale, si gioca già buona parte della percezione che il pubblico si porterà dietro. Il key visual è esattamente questo, ovvero l’elemento grafico che riassume in un colpo d’occhio l’identità dell’evento e che, ripetuto su ogni supporto, dal sito al roll-up fino ai biglietti da visita del giorno stesso, tiene insieme una comunicazione che altrimenti rischierebbe di frammentarsi.

Qualcosa di bene differente da un logo

Capita spesso di confondere il key visual con il logo dell’evento ma la differenza è sostanziale. Il logo identifica, il key visual racconta. Quest’ultimo mette in scena un’atmosfera, suggerisce un tono, a volte anticipa persino un contenuto senza bisogno di alcuna didascalia. Una buona immagine guida riesce a sintetizzare in un solo sguardo ciò che altrimenti richiederebbe un paragrafo intero di spiegazioni, e proprio per questo la sua costruzione non può essere lasciata all’improvvisazione o rimandata alle ultime settimane prima dell’apertura.

Il filo che tiene insieme tutta la comunicazione

Un evento, soprattutto se dura più giorni o coinvolge più canali, produce una quantità enorme di materiali, basti citare inviti, locandine, contenuti social, badge, segnaletica in loco, video di lancio, a volte persino gadget. Se ciascuno di questi elementi viene disegnato per conto proprio, senza un filo conduttore, il pubblico fatica a riconoscere che sta guardando sempre la stessa manifestazione, e la memoria visiva che si costruisce nel tempo, quella che permette a una persona di riconoscere l’evento anche l’anno successivo con un semplice sguardo. Il key visual funziona come una sorta di grammatica condivisa definendo colori, forme, un certo tipo di composizione, e permette a chi lavora sui singoli materiali di declinarlo liberamente pur restando dentro binari coerenti, così che tutto, dal cartellone stradale alla storia Instagram, appaia parte di uno stesso racconto.

Il primo secondo conta più di quanto si pensi

Chi organizza eventi legati al vino o al territorio, penso alle rassegne enogastronomiche o alle fiere di settore, lo sa bene: il pubblico decide se un appuntamento gli interessa in una manciata di secondi, spesso scorrendo distrattamente un feed o passando davanti a un manifesto in bicicletta. In quella manciata di secondi non c’è tempo per leggere un claim articolato o per apprezzare un dettaglio nascosto in un angolo dell’immagine, e allora conta soprattutto l’impatto immediato, la capacità dell’immagine di trasmettere in modo quasi istintivo il carattere dell’evento, che sia elegante e raccolto oppure popolare e vivace. Un key visual ben costruito lavora esattamente su questo registro, giocando con pochi elementi ma scelti con cura, perché la sintesi, paradossalmente, richiede più lavoro della ricchezza di dettagli.

Curare l’immagine significa curare la reputazione

C’è infine un aspetto che riguarda la credibilità stessa dell’organizzatore. Un’immagine coordinata, riconoscibile e curata trasmette professionalità ancora prima che l’evento cominci, mentre una comunicazione visiva raffazzonata, fatta di font diversi da un materiale all’altro o di immagini di bassa qualità recuperate all’ultimo momento, comunica involontariamente una sciatteria che rischia di riflettersi anche sulla percezione dei contenuti, per quanto questi siano validi. Investire tempo nella costruzione del key visual, magari affidandosi a chi lavora ogni giorno con fotografia, video e progettazione grafica per il settore degli eventi e delle cantine, è una scelta che incide direttamente sul successo di pubblico e sul riscontro mediatico.