A distanza di oltre 1.500 anni dalla sua nascita documentata, la Biblioteca Capitolare di Verona è la biblioteca più antica al mondo ancora in funzione continuando a rappresentare un caso unico nel panorama culturale mondiale. Un’istituzione che ha saputo attraversare crolli, epidemie, saccheggi e guerre mantenendo intatta la propria funzione originaria. La sua storia, i suoi manoscritti e il suo percorso di rinnovamento contemporaneo ne fanno, uno dei luoghi più significativi per comprendere le radici della cultura scritta occidentale.
Oggi, oltre al ruolo di conservazione, è museo e location di eventi.


Enrico Brunelli – Creative & Graphic Designer ha curato l‘organizzazione evento presso La Capitolare di Verona, la fotografia, le riprese e il montaggio video evento.

Videomaker: Enrico Brunelli, Creative & Graphic Designer
Durata: 1:38
Location: Biblioteca Capitolare – Verona (Salone Monumentale “Arcidiacono Pacifico”, chiostro e sala convegni)
Evento: “Appuntamento Soave. The Elegance is White” del Consorzio Tutela Vino Soave
In collaborazione con la Biblioteca Capitolare di Verona
Sponsor: Banco BPM S.p.A.

Il video è stato diffuso nella newsletter dedicata e pubblicato sui canali social consortili (Facebook, Instagram, You Tube) per il pubblico e per finalità promozionali.

Case History evento alla Biblioteca Capitolare di Verona

La Capitolare di Verona è stata la location per la terza edizione di “Appuntamento Soave”, evento che ha visto la partecipazione di una quarantina di aziende che hanno messo in degustazione le migliori interpretazioni della denominazione Soave.
Un viaggio enologico e culturale tra stili produttivi, zone calcaree, terroir vulcanici e longevità, alla scoperta dell’anima di uno dei vini bianchi più iconici d’Italia.
Quello della Capitolare è un ottimo case history relativo ad un’istituzione millenaria capace di restare al passo con i tempi senza tradire la propria identità.
Lavorare con questa realtà permette di comprendere come sia oggi possibile operare in un ambiente che sia allo stesso tempo scrigno di tesori da custodire e complesso aperto alla città e al pubblico.
Un equilibrio non semplice ma che consente di mantenere la biblioteca al centro della vita cittadina e punto di riferimento culturale anche dal punto di vista degli eventi.

Questa edizione di Appuntamento Soave si è incentrata sulla raffinatezza e sulla propensione all’invecchiamento dei vini locali, declinandole attraverso tavole rotonde, lezioni magistrali e dibattiti focalizzati sui trend del settore, che si sono svolti in parallelo alle postazioni di degustazione. L’Eleganza e la capacità evolutiva sono stati interpretati come due peculiarità distintive e sinergiche di questa eccellenza a bacca bianca. L’eleganza nel Soave si manifesta nitidamente sia nel momento in cui si degusta un calice giovane, maggiormente fresco e fragrante, sia quando ci si confronta con un vino affinato, ricco di sfumature minerali e note terziarie.

L’evento, pur focalizzandosi sul prodotto enologico, si è configurato come uno spazio di scambio intellettuale su rilevanti tematiche attuali, strettamente legate alla filiera vitivinicola. Sono stati così scandagliati il pregio dell’identità produttiva del territorio, la sua spiccata modernità, il rilievo del suo scenario naturale e l’eclettismo di un bianco superbo se consumato subito, ma strabiliante dopo essere stato custodito per qualche tempo in cantina. L’evento si è sviluppato in una sessione densa di appuntamenti che ha coinvolto in prima linea viticoltori, esperti della mescita e operatori del settore alberghiero e della ristorazione.

Il motto di questa edizione è stato “great now, great later”, calzante espressione anglosassone perfetta per fotografare il Soave odierno, splendido nell’immediato e altrettanto idoneo a suscitare suggestioni negli anni. Questo nettare signorile ha tratto origine da un distretto rurale unico. I terrazzamenti coltivati a vite, difatti, erano già stati identificati dalla FAO quale area GIAHS – Patrimonio agrario di valore globale –, e hanno dimostrato di detenere una grandiosa forza d’attrazione sul fronte del turismo del vino. La loro armonia visiva, l’eterogeneità dei terreni, la ricchezza delle sottozone (UGA) oltre all’apporto dell’uomo si sono trasformati nei cardini di un’offerta ricettiva esclusiva, che ha saputo calamitare appassionati da ogni Paese.

videomaker Enrico Brunelli evento Verona chiostro capitolare biblioteca


Nel caso di Appuntamento Soave, l’evento ha potuto strutturarsi attorno a diverse aree sulla base di altrettante funzioni e obiettivi.
La giornata dell’evento si è sviluppata in tre momenti distinti e complementari

Le due masterclass rivolte a sommelier AIS, ristoratori e professionisti di settore hanno interessato la mattina e la prima parte del pomeriggio ospitate all’interno della sala convegni al piano terra.
L’ambiente, strutturato su due livelli e con vista sui sottostanti mosaici paleocristiani, si presenta moderno e capace di accogliere pubblico e relatori secondo le esigenze odierne.
Particolarmente apprezzabile la presenza lungo le pareti di numerose tele di arte contemporanea con attenzione a soggetti sacri e a tema Verona.

Il secondo momento ha avuto come location il Salone monumentale della Biblioteca al primo piano.
Questo ambiente ha offerto una cornice signorile e ricercata per il talk e gli ospiti presenti.
L’ampia sala incanta per le librerie che rivestono tutte le pareti per l’altezza di due piani, l’ampiezza degli spazi, il ballatoio in legno e la raffinata atmosfera valorizzata dall’illuminazione soffusa.
Alla tavola rotonda hanno preso parte: Federico Veronesi, Amministratore delegato di Signorvino (Gruppo Oniverse); Mons. Bruno Fasani, Presidente della Fondazione Biblioteca Capitolare di Verona e direttore di Telepace; Violante Gardini Cinelli Colombini, Presidente Nazionale Movimento Turismo del Vino; Robert Camuto, giornalista americano e critico enologico; Cristian Ridolfi, Presidente Consorzio del Soave, Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera e moderatore del talk.

Il terzo momento, aperto al grande pubblico a partire dalle ore 18.30 fino a notte, è stato ospitato nel chiostro della Biblioteca Capitolare e ha visto la partecipazione delle cantine della denominazione con le postazioni per la degustazione dei vini.
Questa location si è dimostrata estremamente piacevole grazie all’eleganza degli archi giardino curato
Previa prenotazione, il pubblico ha avuto la possibilità anche di apprezzare il bene monumentale partecipando anche ad una serie di visite guidate serali in cui la biblioteca ha aperto eccezionalmente i suoi ambienti.
Questo omaggio rivolto ai partecipanti dell’evento ha regalato un momento culturale di spessore in una inconsueta abbinata tra eccellenze veronesi del Made in Italy, il vino Soave DOC e la bibloteca più antica al mondo.

Le aziende partecipanti:

  • Balestri Valda
  • Benini
  • Bolla
  • Cadis1898
  • Ca’ Rugate
  • Camerani
  • Canoso
  • Cantina del Castello
  • Carlo Alberto Negri
  • Casarotto
  • Coffele
  • Collis Heritage
  • Corte Adami
  • Corte Mainente
  • Corte Moschina
  • Dal Cero
  • Dea Wine
  • Fattori
  • Franchetto
  • Giannitessari
  • Gini
  • Ilatium
  • Inama
  • La Cappuccina
  • Le Albare
  • Le Battistelle
  • Le Mandolare
  • Monte Tondo
  • Nardello
  • Prà
  • Roccolo Grassi
  • Santi
  • Suavia
  • T.E.S.S.A.R.I.
  • Tenuta Sant’Antonio
  • Tirapelle
  • Vicentini
  • Villa Canestrari
  • Vitevis

La Biblioteca Capitolare di Verona

Al centro della Verona medievale, a pochi passi dalla Cattedrale e dal Ponte Pietra, sorge un’istituzione che rappresenta un unicum nel panorama culturale mondiale: la Biblioteca Capitolare, riconosciuta come la biblioteca più antica del mondo ancora in attività. E’ un organismo vivo, che dal V secolo d.C. continua ininterrottamente la propria funzione di custodia, studio e trasmissione del sapere. Il paleografo Elias Avery Lowe la definì “la regina delle collezioni ecclesiastiche”, un titolo che ne sintetizza efficacemente il valore storico e documentario.

Origini e storia

Le radici della Biblioteca Capitolare affondano nel tardo periodo tardoantico, quando nacque come scriptorium annesso alla Schola Majoris Ecclesiae, l’officina libraria in cui i Canonici del Capitolo della Cattedrale trascrivevano e componevano codici su pergamena, destinati principalmente alla formazione dottrinale e liturgica del clero. Le prime notizie sull’attività di questo scriptorium risalgono al IV secolo, ma è un documento preciso a fissare una data certa nella storia dell’istituzione quando il copista Ursicino annotò in calce a un codice di pergamena il proprio nome, il luogo — Verona — e la data. Si tratta delle calende di agosto dell’anno del consolato di Agapito, corrispondente al 1° agosto 517. Quella sottoscrizione, apposta al termine della trascrizione della Vita di San Martino di Tours, costituisce ancora oggi la prova documentale più solida dell’esistenza dello scriptorium a quella data, tanto da essere convenzionalmente considerata la data di nascita ufficiale della biblioteca.

È bene precisare, tuttavia, che la presenza di codici manoscritti ancora più antichi induce buona parte degli storici a far risalire le origini effettive dell’istituzione almeno al secolo precedente, sebbene le origini più remote siano probabilmente legate alla figura di San Zeno, vescovo di Verona dal 362 fino alla morte, avvenuta in una data incerta tra il 372 e il 380.

Un momento di particolare fioritura si registra nel IX secolo, quando, sotto la guida dell’arcidiacono Pacifico, lo scriptorium arrivò a confezionare oltre duecento manoscritti — un’attività che testimonia il ruolo della Capitolare come uno dei principali centri di produzione libraria dell’intera Europa altomedievale. Attorno all’anno 1200, l’istituzione mutò progressivamente natura, trasformandosi da semplice officina di copiatura in un vero e proprio luogo di studio, frequentato da alcune delle personalità più illustri della cultura occidentale.

La storia della Capitolare, come quella di molte istituzioni millenarie, fu interessata da momenti drammatici. La biblioteca sopravvisse a terremoti, epidemie di peste, alle spoliazioni napoleoniche, all’alluvione del 1882 e ai bombardamenti bellici. Un capitolo particolarmente significativo riguarda proprio le razzie napoleoniche. In questo periodo buio numerosi codici furono trasferiti a Parigi e solo grazie alla mediazione dello scultore Antonio Canova, incaricato dal Papa di recuperare i tesori artistici italiani sottratti dalle truppe francesi, la maggior parte dei manoscritti fece ritorno a Verona nel 1816. Non tutti i volumi, però, rientrarono in patria. Infatti alcuni codici, dispersi o volutamente occultati dai francesi, sono tuttora conservati presso la Bibliothèque Nationale de France.

Quali sono i volumi più importanti conservati alla Capitolare?

Il patrimonio della Capitolare consiste oggi in oltre 70.000 monografie, suddivise in fondi antichi composti da 1.280 manoscritti, 268 incunaboli, 2.500 cinquecentine e 2.800 seicentine, oltre a fondi moderni e numerosi altri volumi. All’interno di questo patrimonio, alcuni pezzi si distinguono per un valore documentario che va ben oltre il perimetro della storia veronese.

Il “De Civitate Dei” di Sant’Agostino rappresenta probabilmente il pezzo più prezioso della collezione.
Stiamo parlando della più antica copia al mondo dell’opera, trascritta all’inizio del V secolo, quando lo stesso Sant’Agostino era ancora in vita — un caso più unico che raro di manoscritto pressoché coevo alla stesura originale del testo.

Le “Institutiones” di Gaio costituiscono un altro tesoro di eccezionale rilevanza per la storia del diritto poiché si tratta dell’unico testo di giurisprudenza romana classica sopravvissuto integralmente alle manipolazioni della riforma giustinianea di epoca bizantina. Il codice, un palinsesto (ovvero un manoscritto il cui testo originale era stato raschiato per essere riutilizzato), fu riscoperto nel 1816 dallo storico e filologo prussiano Barthold Georg Niebuhr, episodio che contribuì in modo decisivo a riportare l’attenzione internazionale sulla Capitolare.

L’Indovinello Veronese occupa un posto speciale nella storia della lingua italiana perché costituisce la prima testimonianza scritta della lingua volgare italiana. E’ un breve componimento enigmistico che precede di secoli i più noti testi delle origini della letteratura italiana, rendendo la Capitolare custode della memoria religiosa e giuridica così come della nascita stessa dell’idioma nazionale.

L’Iconografia Rateriana, attribuita al vescovo Raterio, è considerata probabilmente la prima immagine integrale conosciuta di una città medievale — una rappresentazione di straordinario valore per la storia dell’urbanistica e dell’iconografia europea, oltre che per la ricostruzione dell’aspetto della Verona altomedievale.

Tra gli altri codici di rilievo figura il celebre Codice VI, uno degli evangeliari purpurei più antichi sopravvissuti nella sua interezza, scritto in eleganti lettere d’argento e d’oro, la cui bellezza suscitò l’ammirazione, secondo la tradizione, dello stesso San Bernardino da Siena. Degno di nota anche un apografo perduto di Catullo, che secondo alcune fonti storiche fu venduto nel X secolo dal vescovo di Verona Raterio, per poi riemergere, secondo alcune ricostruzioni, nel XIV secolo — un episodio che testimonia le complesse vicende di dispersione e recupero che hanno segnato la storia di molti codici della collezione.

Architettura e collocazione

La Biblioteca Capitolare sorge nel complesso architettonico della Cattedrale di Verona, di cui è parte integrante fin dalla fondazione, appartenendo al Capitolo della Cattedrale. L’edificio si colloca nella zona del Canonicato, l’area adiacente al Duomo storicamente destinata alla vita comunitaria dei canonici, ed è situata a pochi passi da Ponte Pietra, nel cuore della Verona di origine romana e medievale.

Un elemento di straordinario interesse archeologico caratterizza le fondamenta dell’edificio. Il complesso della biblioteca sorge sui resti di basiliche paleocristiane risalenti al IV e V secolo di cui è ancora oggi possibile ammirare parte degli antichi pavimenti musivi. Il percorso di visita si sviluppa storicamente a partire dal Chiostro Canonicale, risalente al XII secolo, dove un tempo trovavano sede sia la scuola per la formazione dei sacerdoti sia lo scriptorium dedicato alla produzione manoscritta.

La sede attuale, come oggi la si può visitare, è in larga parte frutto di una ricostruzione novecentesca dal momento in cui l’edificio fu ricostruito e inaugurato il 28 settembre 1948, dopo i danni subiti durante il secondo conflitto mondiale. Il complesso della Capitolare comprende infine il Museo Canonicale, che ospita reperti archeologici, arredi sacri, sculture e dipinti databili tra il XII e il XIX secolo, ampliando ulteriormente il valore museale dell’intero sito.

La Biblioteca Capitolare ai giorni d’oggi

Nel gennaio 2020 è nata la Fondazione Biblioteca Capitolare, un passaggio istituzionale fondamentale per garantire la conservazione e la valorizzazione del patrimonio nel lungo periodo. Tra i soggetti coinvolti nella fondazione figurano realtà pubbliche e private del territorio, tra cui l’azienda Bauli Spa come socio fondatore. La strategia della Fondazione, sviluppata anche in collaborazione con il Museo Egizio di Torino, si articola su tre direttrici principali:

  • l’attività di consultazione, che richiede un’urgente digitalizzazione e messa in sicurezza del patrimonio;
  • l’attività di ricerca, sviluppata in collaborazione con l’Università di Verona e altri centri di cultura nazionali e internazionali;
  • l’attività museale, che comprende visite, mostre, laboratori didattici ed eventi.

Il percorso di rinnovamento ha già prodotto risultati concreti. Nel settembre 2023 sono stati aperti al pubblico nuovi spazi espositivi al primo piano dell’edificio, nell’ambito di un progetto più ampio che comprende il rinnovo dell’immagine istituzionale, il potenziamento della ricerca scientifica, la riprogettazione degli spazi con tecnologie d’avanguardia e la creazione di un hub culturale dedicato allo studio integrato del libro.

Personaggi illustri legati alla Biblioteca

Nel corso dei secoli, la Capitolare ha rappresentato un punto di riferimento per alcune delle figure più significative della cultura occidentale. Tra gli studiosi che vi si formarono o vi svolsero ricerche figura, secondo la tradizione, il figlio di Carlo Magno, Pipino. Attorno al 1200, come accennato, la biblioteca divenne meta di studio per personalità come Dante Alighieri — che secondo alcune ricostruzioni storiche visitò probabilmente la Capitolare durante il suo primo soggiorno veronese, quando lo scriptorium era attivo già dal VI secolo, avendo accesso a testi di classici allora poco noti come Plinio il Vecchio e Livio — e Francesco Petrarca.
Nel caso di Dante Alighieri si ricorda poi il 20 gennaio 1320 quando la chiesa di Sant’Elena a Verona (confinante con il chiostro della Biblioteca) divenne il palcoscenico di uno degli eventi intellettuali più affascinanti dell’esilio dantesco, poiché il sommo poeta vi tenne una celebre lezione pubblica in cui espose la sua ultima opera latina, la Quaestio de aqua et terra. Poiché era ospite della corte di Cangrande della Scala, Dante scelse questa prestigiosa cornice sacra per presentare un trattato scientifico e cosmologico davanti a una platea d’eccezione, che accoglieva l’intero clero veronese e i dotti della città. Durante la disputa, che si inseriva nel vivo del dibattito filosofico medievale, il poeta affrontò un complesso problema di fisica aristotelica per dimostrare, attraverso argomentazioni logiche e geometriche, per quale motivo le terre emerse potessero sporgere al di sopra della sfera dell’acqua, malgrado la teoria classica prevedesse che l’elemento fluido dovesse ricoprire interamente la terra. Oggi, chi visita la storica chiesetta situata nel complesso del Duomo, accanto alla Biblioteca Capitolare, può scorgere la targa commemorativa sulla facciata che ricorda quel memorabile giorno in cui Dante, poco prima della sua morte a Ravenna, volle lasciare un ultimo e profondo segno della sua immensa statura non solo letteraria, ma anche filosofica e scientifica.

Tra le figure ecclesiastiche che segnarono la storia dell’istituzione spicca il già citato arcidiacono Pacifico, artefice della grande stagione di produzione libraria del IX secolo (a lui è dedicato il grande Salone monumentale visitabile dal pubblico), e il vescovo Raterio, figura complessa e controversa del X secolo, legata alla vicenda del codice di Catullo. In epoca moderna, un ruolo di primo piano nella riscoperta e nella valorizzazione scientifica del patrimonio fu svolto dallo storico Scipione Maffei, cui si deve tra l’altro l’attribuzione del nome all’Iconografia Rateriana, e dal già ricordato Barthold Georg Niebuhr, la cui scoperta delle Institutiones di Gaio nel 1816 contribuì a rendere la Capitolare una meta imprescindibile per gli studiosi ottocenteschi di diritto e storia antica.

Eventi e attività culturali

Oggi la Biblioteca Capitolare affianca all’impegno legato alla conservazione, anche un calendario articolato di iniziative culturali aperte al pubblico. Oltre alle consultazioni, la Capitolare accoglie visitatori attraverso visite guidate su prenotazione e un calendario di convegni, laboratori ed eventi tematici. Tra le iniziative ricorrenti figura la “Passeggiata con il Prefetto”, evento best-seller organizzato ogni mese, oltre a percorsi didattici dedicati alle scuole primarie e secondarie.

La Fondazione ha infine intrapreso un percorso di apertura verso il settore privato, rendendo disponibili per eventi e partnership alcuni degli spazi più suggestivi del complesso come l’iconico Salone Monumentale Arcidiacono Pacifico, la sala conferenze inaugurata nel 2022 dopo un intervento di ristrutturazione, e il Chiostro Canonicale del XII secolo. Questa apertura consente oggi di organizzare eventi privati, convegni e cerimonie in un contesto di straordinario valore storico e architettonico, coniugando la funzione originaria dell’istituzione con nuove forme di fruizione contemporanea.

Il Percorso di visita della Biblioteca Capitolare di Verona

Dove si trova e come si accede

La Biblioteca Capitolare si trova in Piazza Duomo, ai civici 13 e 19, immediatamente adiacente alla Cattedrale di Verona, nel centro storico. L’ingresso e la biglietteria sono collocati al civico 19, punto di partenza sia per la visita in autonomia sia per quella guidata.

L’istituzione osserva un calendario di apertura che varia stagionalmente consultabile sul sito web ufficiale.

Due modalità di visita

Chi si reca in Capitolare può scegliere tra due formule di visita, pensate per esigenze e livelli di approfondimento diversi.

La visita in autonomia non richiede prenotazione per i singoli visitatori e comprende l’accesso al salone monumentale e agli spazi espositivi, dove sono visibili libri antichi, dipinti e altri oggetti appartenenti alle collezioni del Capitolo dei Canonici. È la formula più flessibile, adatta a chi desidera esplorare gli ambienti con i propri tempi, affidandosi ai pannelli informativi presenti nel percorso.

La visita guidata, condotta dal personale scientifico della biblioteca, offre un’esperienza più approfondita e narrativa, con una durata indicativa di circa un’ora e quarantacinque minuti. Il percorso guidato ripercorre la storia millenaria dell’istituzione dalle sue origini ancora avvolte da alcuni margini di incertezza storica, all’evoluzione attraverso i secoli, fino alle vicende drammatiche — terremoti, saccheggi, alluvioni, bombardamenti — che più volte ne hanno messo a rischio la sopravvivenza, senza tralasciare i personaggi, celebri e meno noti, che nei secoli hanno frequentato, amato e protetto la Capitolare.

Le tappe del percorso

Il percorso di visita, sia in forma autonoma che guidata, si sviluppa attraverso alcuni ambienti chiave del complesso:

Il Chiostro Canonicale, risalente al XII secolo, rappresenta il punto di partenza ideale della visita. Qui, nell’area un tempo destinata alla scuola per la formazione dei sacerdoti e allo scriptorium per la produzione dei manoscritti, i visitatori entrano in contatto con le origini più remote dell’istituzione, in un ambiente che ha mantenuto intatto il proprio fascino medievale.

La sala conferenze, inaugurata nel 2022 al termine di un intervento di ristrutturazione e riallestimento, rappresenta una tappa più recente del percorso, testimonianza del processo di rinnovamento intrapreso dalla Fondazione negli ultimi anni.

Il Salone Monumentale Arcidiacono Pacifico costituisce senza dubbio il cuore del percorso di visita. E’ un ambiente di grande suggestione architettonica, dove sono esposti in teche manoscritti e testi a stampa originali, tra cui è possibile ammirare, a seconda del programma espositivo, alcuni dei codici più preziosi della collezione descritti nella storia dell’istituzione.

I nuovi spazi espositivi al primo piano dell’edificio, aperti al pubblico dal settembre 2023, ampliano ulteriormente l’offerta di visita, ospitando ulteriori manoscritti, dipinti e oggetti appartenenti alle collezioni del Capitolo, nell’ambito del più ampio progetto di riprogettazione degli ambienti con tecnologie d’avanguardia avviato dalla Fondazione.

Il Museo Canonicale quale estensione naturale della visita

Il complesso della Capitolare comprende anche il Museo Canonicale, che ospita reperti archeologici, arredi sacri, sculture e dipinti databili tra il XII e il XIX secolo. Situato nel Palazzo del Canonicato, alla sinistra del Duomo, il museo rappresenta un naturale completamento della visita alla biblioteca, permettendo di collocare il patrimonio librario in un più ampio contesto storico-artistico legato alla vita della Cattedrale e del Capitolo dei Canonici.

La visite speciale della Passeggiata con il Prefetto

Tra le proposte più caratteristiche del calendario della Capitolare figura la Passeggiata con il Prefetto. Si tratta di una visita speciale condotta da Monsignor Bruno Fasani, Prefetto della Biblioteca Capitolare, che accompagna i partecipanti in un percorso alla scoperta della storia millenaria dell’istituzione e del suo legame con la città di Verona.

Percorsi didattici per le scuole

La Capitolare dedica particolare attenzione al pubblico scolastico, con percorsi specifici per l’anno scolastico in corso, condotti dal personale scientifico della biblioteca. Le visite hanno una durata di circa un’ora per le scuole primarie e un’ora e trenta minuti per le secondarie, durante le quali gli studenti possono osservare da vicino i materiali storicamente utilizzati per la produzione dei libri, oltre ad alcuni testi originali. È inoltre possibile abbinare attività laboratoriali della durata di 30-45 minuti, ampliando l’esperienza didattica oltre la sola visita guidata.