La Mappa dei vigneti di Gini – Viticoltori dal 1570, curata da Enrico Brunelli – Creative & Graphic Designer, mostra in maniera immediata l’estensione della denominazione Soave (Verona) e le UGA (Unità Geografiche Aggiuntive). E’ nata per evidenziare le 8 sottozone dove sono presenti i vigneti della Cantina Gini (da nord a sud): Foscarino, Coste, Monte Grande, Ponasra, Volpare, Froscà, Zoppega e Croce.

La mappa dei vigneti è uno strumento utilizzato nelle comunicazioni promozionali e delle presentazioni aziendali per comprendere in un colpo d’occhio la provenienza dei vini e la disposizione delle aree produttive.
La scelta dei colori (verde, beige e giallo) si rifà alle scelte “naturali” della cantina che oggi opera totalmente in agricoltura biologica e ai colori del brand Gini.
Accanto alla mappa dei vigneti sono riportati gli inquadramenti più ampi che mostrano l’Italia, la Regione Veneto, e le principali città per aiutare, anche il pubblico estero, a comprendere la cartografia.


Cantina Gini a Monteforte d’Alpone. 450 anni di Garganega, vigne centenarie e vini senza scorciatoie

A Monteforte d’Alpone c’è un Soave che invecchia bene e parla di longevità. Qui, nel cuore del Soave Classico, la famiglia Gini coltiva la vite da più di quattro secoli. Da allora sono passate 15 generazioni.

Una storia di famiglia, senza giri di parole

Tutto comincia con Antonio Gini, che diede ai suoi figli i nomi Santo e Antonio in onore del patrono del paese, Sant’Antonio Abate. Dopo secoli di lavoro nei campi, nel Novecento spicca Olinto Gini, nato nel 1929, erede dell’attività fondata dal padre Giuseppe. Lo chiamavano “Mastro Vignaiolo” perché faceva vini di qualità e si è battuto per far conoscere la denominazione Soave.
Poi arriva la generazione dei fratelli Sandro e Claudio, che prendono in mano l’azienda negli anni Ottanta e non hanno più mollato. Oggi con loro lavorano la sorella Marta, le mogli Luisella e Monica, i figli Francesco, Matteo, Barbara, Letizia e Andrea, il nipote Davide e un team che si divide tra vigneti, cantina e uffici.

Sandro e Claudio, due fratelli, due passioni

Sandro diventa enologo e si appassiona ai lieviti indigeni. Studiando la sua cantina scopre che ne lavorano più di 100 specie diverse. Per proteggere questa biodiversità decide di eliminare l’anidride solforosa dalla vinificazione, una scelta che, racconta la famiglia, al tempo fece scalpore. I vini che ne uscirono erano più puri e piacevoli.

Claudio invece studia viticoltura biologica e biodinamica alla scuola agraria e riporta in vigna le pratiche di una volta come sovesci, inerbimenti, rispetto per i boschi e gli alberi attorno ai vigneti. Oggi tutto il patrimonio viticolo è coltivato in modo biologico.

Nel 1985 nasce il cru La Froscà, nel 1989 Contrada Salvarenza. Sono i due vigneti che raccontano meglio il Soave dei Gini.

Monteforte tra vulcani, Garganega e vigne

L’azienda coltiva 35 ettari a Monteforte, su colline come Froscà e Contrada Salvarenza. Il suolo è di origine vulcanica, con tufi, basalti e venature calcaree. Le radici scendono in profondità e reggono anche i periodi siccitosi.

Il dato che colpisce di più riguarda le viti. I Gini hanno scelto di non estirpare nessun vigneto storico di Garganega, e oggi conservano piante ultracentenarie, molte a piede franco e prefillosseriche, sopravvissute grazie ai terreni tufacei. Il risultato è un patrimonio genetico raro.

Anche il suolo è vivo. Infatti in Contrada Salvarenza gli studi hanno rilevato oltre 200 specie di insetti. La coltivazione avviene solo con la pergola veronese, che protegge i grappoli e favorisce una maturazione lenta e uniforme. Le escursioni termiche fanno il resto, dando ai vini freschezza, mineralità e profondità. Sono bianchi da invecchiamento, che mantengono acidità e mineralità negli anni.

La Valpolicella d’alta quota di Tenuta Scajari

Il secondo capitolo è Tenuta Scajari. Dopo viaggi di studio in Borgogna, i due fratelli hanno impiantato vigneti ad altissima densità, con 13.000 ceppi per ettaro, per avere pochissima uva per ceppo ma di qualità superiore. Si trovano tra i 400 e i 600 metri sulle colline di Campiano, tra Monte Mirabello e Monte Serea, circondati da boschi, ciliegi e uliveti, con vista sul Castello di Illasi e sul Monte Baldo.

Il nome viene dalle “scaja”, le scaglie calcaree giallo-rossastre in cui si sgretola la roccia stratificata del sottosuolo. Qui la conduzione è biologica e in parte biodinamica, e si segue anche il calendario lunare. Nascono il Valpolicella Superiore Le Mattoline, l’Amarone Riserva Scajari e l’Amarone Monte Serea.

Cosa bere da Gini

  • Il Soave Classico. Bianchi da invecchiamento, minerali e longevi, da Monteforte.
  • L’Alta Valpolicella. Vini dinamici ed eleganti, con una forte impronta minerale.
  • Le perle d’alta quota. Pinot Nero, Chardonnay e Sauvignon dai terreni di Campiano, curati dal 1987.
  • Gocce nobili. Il Recioto, un vino avvolgente che racconta il valore dell’attesa.
  • Metodo Classico. Spumanti eleganti e il Recioto Metodo Ancestrale.

Visitare la cantina

Per chi passa da queste parti, la cantina propone itinerari di degustazione pensati per chi vuole capire il territorio oltre al vino. Perfetta per gli amanti dei bianchi di carattere, per i rossi minerali o per chi desidera comprendere cosa significa davvero una vigna centenaria. Monteforte è una tappa imprenscindibile per i winelovers che esplorano.

Info progetto

Mappa localizzazione vigneti di Cantina Gini, Monteforte d’Alpone, Verona
Tecnica: illustrazione digitale vettoriale
Alta risoluzione sia per uso stampa che web
Illustrazione: Enrico Brunelli, Graphic Designer Verona e Vicenza