Il Monte della Croce e la sua cappella ottagonale del Cristo Redentore sono uno dei simboli più riconoscibili del Comune di Cerro Veronese (Verona). In queste riprese drone (by Enrico Brunelli – Creative & Graphic Designer) è possibile ammirare la bellezza del luogo e dell’architettura.

Drone Video
Durata: 2:46
Location: Monte della Croce, Cerro Veronese (Verona)
Drone Videomaker Verona: Enrico Brunelli

Storia del Monte della Croce – Cerro Veronese

Sul Monte della Croce, a pochi passi dal centro di Cerro Veronese, sorge una caratteristica costruzione a pianta ottagonale che è visibile da buona parte della provincia di Verona e rappresenta il simbolo del paese lessinico; si tratta della cappella dedicata al Redentore. Venne eretta nel 1900e consacrata a Cristo Redentore da Leone XIII per volontà del parroco Don. Silvio Padovanie degli abitanti del luogo in sostituzione di una antica croce in legno. Da questa altura si può godere di uno dei balconi naturali più suggestivi della Lessinia, spaziando lo sguardo di 360° è possibile intravvedere, nelle giornate limpide, i grossi centri della pianura, i gruppi montuosi oltre il Garda e – in particolari condizioni di trasparenza – ad esempio dopo un temporale che abbia ripulito la pianura dalle sue foschie – tutta la catena dell’Appennino settentrionale.
Nell’interno della cappella, dietro all’altare (su cui spicca una tela di buona scuola), è stata ricavata una scaletta con la quale è possibile raggiungere la balconata superiore della cappella stessa.
Il monte Croce in antichità segnava non solo il confine della ” Silva Alferia”, come veniva indicato Cerro nel diploma di Ottone I° ( Pavia 969 A.C.), ma anche dei XIII Comuni “Cimbri”, cioè i nostri paesi della Lessinia in cui si parlava il taucias gareida (gergalmente conosciuto come “el sìmbro”). Questo monte fu sempre considerato dalla popolazione locale quasi come un luogo sacro. Dalle cronache parrocchiali locali si narra che nel 1836 e nel 1849 scoppiò un’epidemia di colera ed il parroco di allora, Don Massella, per ottenere la fine dell’epidemia fece voto di innalzare su questo monte una cappella in onore della Madonna dello Spasimo. Raccolse le offerte ed i dovuti permessi . I lavori non vennero però iniziati in quanto il parroco venne trasferito nella parrocchia di Erbezzo. Fu solo ad opera di Don Luigi Padovani che si diede inizio e si ultimò la costruzione della chiesetta.
Il progetto di questa chiesa venne affidato all’architetto Marco Spaventi. Il parroco desiderava che sul mone della Croce sorgesse una chiesetta, mèta per la processione dell’Assunta e per l’invocazione della pioggia nei periodi di siccità. Il materiale impiegato proveniva dalla cava della vicina contrada Tenda e trasportato dalla popolazione , in genere di domenica. La campana venne donata da due fratelli ebrei che abitavano in prossimità della Piazza Vinco. Sulla parete esterna rivolta ad est venne posta l’iscrizione: “Christo Redentori supplexque populus erexit A.D M.C.M.” ( tdr. la eresse il popolo di Cerro rendendo grazie a Cristo Redentore). La costruzione della chiesa accentuò la devozione del popolo di Cerro verso questo monte su cui amava recarsi nei momenti critici della vita. Le cronache dell’epoca raccontano che nel 1932 ci fu una terribile siccità che segnò profondamente la già precaria situazione economica di molte famiglie montanare. All’epoca non esisteva una rete idrica pubblica e le famiglie si approvvigionavano di acqua direttamente dalle sorgenti naturali e dai pozzi. Il parroco del tempo, Don Antolini, per ottenere la fine della siccità indisse una processione sul Monte della Croce. Le cronache narrano che quando la processione giunse sul monte, mentre veniva celebrata la Messa, scoppiò un violento temporale ed iol parroco ed i fedeli dovettero fuggire a gambe levate e sospendere la cerimonia.
Tutti fuggirono in direzione della chiesa parrocchiale ove si raccolsero per pregare Dio per la grazia ricevuta.
La chiesetta del monte Croce nel corso del tempo venne più volte danneggiata dalle raffiche del vento, dalla pioggia ed anche dalla neve, che in passato cadeva copiosamente; a causa dei continui danni essa venne restaurata in più riprese.
Un primo restauro venne compiuto nel 1937, venne decorato l’interno ed aggiunta la terrazzina esterna. Un secondo restauro fu compiuto nel 1964 . Venne restaurata una tela del ‘600 raffigurante i misteri del S. Rosario (che sarà trafugata nel 1982), rifatta in ferro la porta centrale e chiuse le altre. La cupola venne sormontata da una croce luminosa. Purtroppo questo lavoro non durò a lungo, infatti negli anni successivi la chiesa venne rovinata non solo dalle intemperie ma anche dalle scriteriate azioni vandaliche. Venne rubato il “Bambin Gesù” che la Madonna teneva sulle ginocchia, le vetrate furono infrante a sassate, vi fu un tentativo di incendio. Per questo motivo la chiesetta venne chiusa al pubblico. Venne sostituita la vecchia cupola in legno con una nuova in ferro, ricoperta da una guaina in rame. All’inizio della cupola il solaio in legno venne sostituito da una soletta in cemento. I ritocchi interni furono compiuti da due decoratori locali e venne installata una nuova porta in ferro e si aggiunsero i tre riflettori che illuminavano la chiesa di notte. Così, con la Pasqua del 1986, la chiesa venne nuovamente riaperta alla devozione dei fedeli con la possibilità di visitarla.

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