Tra le denominazioni venete che hanno saputo costruire una reputazione internazionale solida e duratura, la DOC Soave occupa un posto di assoluto rilievo. Per le cantine che vi operano, comunicare questa eredità con gli strumenti visivi più efficaci è una preziosa opportunità di marketing (basti citare la bellezza di questo paesaggio premiata a livello mondiale con il riconoscimento GIAHS-FAO e le caratteristiche sottozone UGA che valorizzano alcuni dei più preziosi angoli della DOC). Raccontare tali peculiarità significa anche responsabilità verso una denominazione che ha contribuito a definire l’immagine del vino bianco veneto nel mondo.
Le riprese aeree con drone, se realizzate da chi conosce a fondo il territorio e le sue specificità, rappresentano oggi lo strumento più efficace per raccontare visivamente questa eccellenza.

Enrico Brunelli e la DOC Soave: una conoscenza costruita sul campo

Raccontare visivamente una denominazione complessa e stratificata come il Soave richiede una competenza che va oltre la sola tecnica fotografica e di volo con drone. Richiede la conoscenza diretta del territorio, delle sue sottozone, delle differenze tra le cantine della zona classica e quelle della fascia più pianeggiante, delle esigenze specifiche di ciascuna realtà produttiva.

È un know-how che si costruisce solo lavorando quotidianamente sul territorio, cantina dopo cantina, stagione dopo stagione. Enrico Brunelli, fotografo e videomaker drone specializzato in vigneti e cantine di Verona e del Veneto, ha maturato negli anni una conoscenza approfondita e continuativa della DOC Soave, collaborando con realtà produttive di dimensioni e caratteristiche diverse all’interno della denominazione — dalla piccola azienda familiare della zona collinare storica alla cantina cooperativa di maggiori dimensioni ma pure con il Consorzio di Tutela Vini Soave, la Strada del Vino Soave, il Comune, gli enti pubblici, le associazioni che vivono il territorio.
Questa esperienza pluriennale si traduce in una capacità distintiva che riesce a comprendere rapidamente le esigenze comunicative specifiche di ciascuna cantina, senza dover ripartire ogni volta da zero nella conoscenza del territorio.

La DOC Soave. Inquadramento e importanza sul mercato

Il Soave è un vino bianco a denominazione di origine controllata prodotto nella provincia di Verona, e rappresenta una delle realtà produttive più significative dell’intero panorama enologico veneto. Con circa 500.000 ettolitri di produzione, il Soave costituisce il 40% dell’intera produzione a DOC della provincia di Verona — un dato che, considerando quanto la provincia scaligera concentri una quota rilevante delle denominazioni italiane e venete, restituisce con chiarezza il peso specifico di questa denominazione nel panorama vitivinicolo nazionale.

Dal punto di vista storico-normativo, il riconoscimento della denominazione risale al Regio decreto del 1931 (la prima in Italia) seguita poi dal DPR 28 maggio 1968, collocando il Soave tra le più antiche DOC italiane. Il percorso di valorizzazione qualitativa è proseguito negli anni successivi: nel 1998 il Recioto di Soave ha ottenuto il riconoscimento DOCG, seguito nel 2001 dal riconoscimento DOCG per il Soave Superiore — un’evoluzione che testimonia la costante ricerca di un posizionamento sempre più qualitativo da parte del consorzio e dei produttori della zona.

Il territorio della DOC Soave. Localizzazione e comuni della denominazione

La zona di produzione della DOC Soave si estende nella provincia di Verona, a est della città, in un territorio che comprende, in tutto o in parte, il territorio di 13 comuni:

  • Soave,
  • Monteforte d’Alpone,
  • San Martino Buon Albergo,
  • Mezzane di Sotto,
  • Roncà,
  • Montecchia di Crosara,
  • San Giovanni Ilarione,
  • San Bonifacio,
  • Cazzano di Tramigna,
  • Colognola ai Colli,
  • Caldiero,
  • Illasi,
  • Lavagno.

All’interno di questo territorio, il disciplinare individua due sottozone di particolare pregio: il Soave Classico, corrispondente all’area storica originaria di produzione tra i comuni di Soave e Monteforte d’Alpone, caratterizzata da terreni collinari di origine vulcanica, e i Colli Scaligeri, ulteriore menzione geografica prevista dal disciplinare. Per la tipologia Soave Superiore DOCG, la zona di produzione coincide sostanzialmente con quella della DOC Soave, con l’esclusione del comune di San Bonifacio — un dettaglio normativo che riflette la maggiore vocazione qualitativa richiesta per questa tipologia.

Cosa sono le UGA e perché rappresentano una svolta per il Soave

Le Unità Geografiche Aggiuntive (UGA), introdotte ufficialmente nel disciplinare di produzione del Soave nel 2019, rappresentano il risultato di un lungo lavoro di zonazione avviato dal Consorzio Tutela Vino Soave fin dal 2000, con la pubblicazione del volume “Vigne del Soave”. Un percorso che ha permesso di mappare con precisione suoli, altitudini, pendenze ed esposizioni dell’intero comprensorio, individuando 33 sottozone assimilabili, per funzione comunicativa, ai cru della tradizione francese, alle Sottozone delle vallate della Valpolicella o alle Rive del Conegliano-Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.

Ogni UGA identifica un’area circoscritta e vocata, i cui vini devono essere vinificati separatamente e rivendicati come tali, garantendo tracciabilità e riconoscibilità sul mercato. Delle 33 unità, 28 si trovano nella zona classica collinare di origine vulcanica, 3 nella parte occidentale della denominazione, caratterizzata da suoli calcarei, e 2 nella zona orientale, in Val d’Alpone, su suoli scuri di origine basaltica. Le dimensioni delle singole UGA variano notevolmente: dalla più estesa, Monte di Colognola, con circa 435 ettari vitati a un’altitudine di circa 100 metri, alla più piccola, Ca’ del Vento, con appena 9,80 ettari — un ventaglio che testimonia da solo l’eterogeneità di questo mosaico territoriale.

Una nota personale: ho avuto il privilegio di realizzare la mappa ufficiale del progetto “Soave Terroir”, pensata per rappresentare graficamente l’organizzazione delle 33 UGA della denominazione — un lavoro che mi ha permesso di approfondire come pochi altri la geografia e le peculiarità di ciascuna di queste zone.

Le 33 Unità Geografiche Aggiuntive del Soave

  • Broia
  • Brognoligo
  • Ca’ del Vento
  • Campagnola
  • Carbonare
  • Casarsa
  • Castelcerino
  • Castellaro
  • Colombara
  • Corte del Durlo
  • Costalta
  • Costalunga
  • Coste
  • Costeggiola
  • Croce
  • Duello
  • Fittà
  • Foscarino
  • Froscà
  • Menini
  • Monte di Colognola
  • Monte Grande
  • Paradiso
  • Pigno
  • Ponsara
  • Pressoni
  • Roncà-Monte Calvarina
  • Rugate
  • Sengialta
  • Tenda
  • Tremenalto
  • Volpare
  • Zoppega

Perché raccontare le UGA con foto e video drone

Un sistema di zonazione così articolato merita una comunicazione visiva altrettanto precisa che mostri la specifica conformazione di un’UGA — la sua altitudine, l’esposizione, la pendenza, il rapporto con le sottozone limitrofe — richiede la stessa competenza territoriale necessaria per realizzare una mappa come quella di Soave Terroir. Le riprese aeree con drone permettono di documentare con esattezza queste differenze morfologiche, offrendo a ciascuna cantina uno strumento comunicativo capace di valorizzare l’appartenenza alla propria specifica UGA, in un mercato dove la menzione del cru in etichetta sta diventando un elemento sempre più richiesto da un consumatore esperto e internazionale.

Vuoi raccontare la tua UGA con foto e video drone realizzati da chi conosce nel dettaglio la geografia del Soave?
Contatta Enrico Brunelli, fotografo, videomaker drone e graphic designer con esperienza diretta sul progetto di mappatura delle Unità Geografiche Aggiuntive della denominazione.

Come le riprese drone valorizzano le cantine della DOC Soave

Per una cantina della denominazione, comunicare efficacemente la propria appartenenza a un territorio così identitario richiede immagini capaci di restituire visivamente ciò che il disciplinare descrive in termini tecnici, ovvero la specificità dei suoli vulcanici, la conformazione spesso acclive dei vigneti della zona classica, il paesaggio collinare che distingue quest’area dalla più ampia pianura veronese.

Le riprese aeree con drone permettono di mostrare con precisione questi elementi distintivi valorizzando l’esposizione dei vigneti sulle pendici collinari, la trama caratteristica dei terrazzamenti nelle zone più scoscese, il contrasto tra l’area collinare storica e le altre zone di produzione. Per una cantina che punta a valorizzare la propria appartenenza al Soave Classico o al Soave Superiore, questo tipo di documentazione visiva rafforza in modo concreto e verificabile la narrazione di autenticità territoriale che il consumatore associa sempre più a queste tipologie di punta.

Un professionista che conosce approfonditamente la denominazione, come chi scrive, è inoltre in grado di individuare con precisione gli scorci più rappresentativi di ciascuna sottozona, i momenti stagionali più significativi per ogni tipologia — penso alla vendemmia tardiva richiesta per il Soave Superiore, o all’appassimento delle uve per il Recioto — offrendo alla cantina un servizio calibrato sulle specificità della propria produzione, anziché un generico servizio fotografico applicato indistintamente a qualsiasi vigneto.

Soave, Patrimonio agricolo mondiale: quando il territorio diventa immagine

Le colline del Soave sono uno dei paesaggi vitivinicoli più identitari a livello internazionale. Danno forma ad un territorio riconosciuto dalla FAO come GIAHS – Globally Important Agricultural Heritage System, un sistema agricolo di rilevanza mondiale che dal 2018 inserisce i vigneti tradizionali del Soave tra i patrimoni agricoli più significativi del pianeta.
È un riconoscimento che racconta molto più di un vino. Racconta una relazione secolare tra uomo, vigneto e territorio. La viticoltura presente sulle colline del Soave affonda le proprie radici nell’epoca romana e il paesaggio attuale è il risultato di secoli di lavoro, conoscenze tramandate e adattamento alle caratteristiche del territorio. La pergola veronese, i terrazzamenti, i muri a secco, i piccoli appezzamenti e la particolare conformazione delle colline costituiscono un mosaico paesaggistico unico.

La FAO sottolinea inoltre come questo sistema abbia mantenuto nel tempo pratiche agricole tradizionali e un importante patrimonio di conoscenze, sostenendo contemporaneamente la biodiversità, l’economia locale e il lavoro di migliaia di famiglie.

Un paesaggio che dall’alto racconta molto più di quanto si possa vedere da terra

Ed è proprio qui che la fotografia e il video con drone diventano strumenti particolarmente efficaci.

Dal livello del vigneto si possono raccontare una vigna, una cantina, un filare. Dall’alto si può raccontare il territorio.

Il punto di vista aereo permette infatti di mostrare in un’unica immagine la geometria dei vigneti, l’andamento delle colline, le esposizioni, i terrazzamenti, i boschi, le strade rurali, i piccoli nuclei abitati e la posizione della cantina all’interno del paesaggio.

La pergola e i filari, osservati dall’alto, diventano disegni che seguono la morfologia del terreno. I piccoli appezzamenti si trasformano in un mosaico. Le colline mostrano la loro struttura. La cantina non appare più come un edificio isolato, ma come parte integrante di un paesaggio agricolo riconosciuto a livello mondiale.

È un punto di vista particolarmente potente per una cantina che vuole comunicare non soltanto che vino produce, ma da quale luogo nasce quel vino.

La forza delle immagini per raccontare una cantina

Oggi una fotografia aerea spettacolare oltre ad essere rappresentativa della cantina e quindi divenire la sua immagine istituzionale, trova il suo spazio sul sito web, nelle brochure, nelle presentazioni aziendali, nei social network, nelle campagne pubblicitarie, nelle sale degustazione, nelle fiere e nei materiali dedicati all’accoglienza enoturistica.
Un video realizzato con il drone costruisce poi una vera narrazione. Partendo dal paesaggio più ampio, permette di avvicinarsi progressivamente ai vigneti, seguire i filari, rivelare la cantina e concludere mostrando l’azienda immersa nelle proprie colline.

È il territorio che diventa parte integrante del racconto del brand.

Nel caso del Soave questo racconto possiede un elemento di autorevolezza particolarmente forte dal momento che stiamo parlando di un paesaggio che la FAO ha riconosciuto come sistema agricolo di rilevanza mondiale proprio per il valore delle sue colline vitate, frutto di storia, pratiche tradizionali, biodiversità e identità territoriale.

Ogni cantina ha il proprio punto di vista

Non esiste un’unica immagine delle colline del Soave.
Ogni azienda possiede una posizione, un’esposizione, una conformazione dei vigneti e un rapporto particolare con il territorio. Per questo una ripresa drone realmente progettata per la cantina non dovrebbe limitarsi a mostrare “un bel vigneto”.
L’obiettivo è individuare il punto di vista capace di raccontare l’identità specifica dell’azienda: la vigna più scenografica, il rapporto tra cantina e colline, la particolare geometria dei filari, una collina storica, un terrazzamento, la luce migliore della giornata.
La ripresa aerea diventa in questo modo sicuramente uno strumento di comunicazione dal forte impatto narrativo.

Il valore di un’immagine che rimane nel tempo

Le cantine del Soave hanno la possibilità di raccontare attraverso immagini un patrimonio che appartiene contemporaneamente alla propria azienda e a un territorio riconosciuto dalla FAO.
Realizzare oggi un archivio professionale di fotografie e video aerei significa creare contenuti utilizzabili nel tempo per raccontare l’azienda, presentare i propri vini, accogliere visitatori e operatori, comunicare sui canali digitali e costruire una presenza visiva coerente e riconoscibile.

Per questo le colline del Soave sono uno dei soggetti più interessanti da fotografare e filmare dall’alto perché viste dal cielo rivelano la dimensione del territorio, la complessità del lavoro umano e la bellezza del paesaggio in un’unica immagine.

Se la vostra cantina fa parte di questo paesaggio, vale la pena raccontarlo nel modo che merita.
Dall’alto, il Soave non è soltanto un insieme di vigneti. È un patrimonio. E ogni cantina può raccontarne una parte.

Tipologie di vino, vitigni e caratteristiche organolettiche

La denominazione Soave prevede diverse tipologie di vino, differenziate per zona di produzione e livello qualitativo:

  • Soave DOC: la tipologia base della denominazione, prodotta nell’intero areale riconosciuto
  • Soave Classico DOC: prodotto nella zona storica originaria (Soave e Monteforte d’Alpone), tradizionalmente considerata l’area di massima vocazione
  • Soave Superiore DOCG: la tipologia di punta della denominazione, con rese più contenute e requisiti qualitativi più stringenti, che non può essere immessa in commercio prima del mese di settembre dell’anno successivo alla vendemmia
  • Recioto di Soave DOCG: vino passito ottenuto da uve appassite, espressione della tradizione dolce storica del territorio

Dal punto di vista ampelografico, il disciplinare prevede una composizione basata principalmente su Garganega, presente in percentuale minima del 70%, affiancata da Trebbiano di Soave (e in alcune tipologie Chardonnay) per la restante parte, con un margine residuo dedicato ad altre uve a bacca bianca non aromatiche coltivabili in provincia di Verona.

Dal punto di vista organolettico, il Soave si distingue per un colore giallo paglierino più o meno intenso, un profilo olfattivo elegante e un carattere di sapidità che rappresenta una peculiarità distintiva della denominazione: questa caratteristica nasce dall’interazione tra la Garganega e i suoli di origine vulcanica e gli affioramenti calcarei tipici dei rilievi collinari veronesi, un legame causa-effetto tra ambiente e prodotto che il disciplinare stesso riconosce come elemento fondante dell’identità del vino.

Perché il Soave è conosciuto in tutto il mondo

La notorietà internazionale del Soave affonda le radici in diversi fattori concomitanti. Da un lato, la lunga storia della denominazione — tra le prime DOC riconosciute in Italia — ha permesso al vino di consolidare nel tempo una presenza costante sui mercati di esportazione, in particolare nel Nord Europa e negli Stati Uniti, dove il Soave è stato per decenni tra i vini bianchi italiani più esportati. Dall’altro, la particolare identità organolettica legata ai suoli vulcanici della zona collinare ha permesso alla denominazione di distinguersi nettamente da altri vini bianchi italiani, costruendo un posizionamento riconoscibile presso il consumatore internazionale.

A questo si aggiunge il costante lavoro di valorizzazione qualitativa portato avanti dal Consorzio di Tutela e dai produttori della zona, culminato nel riconoscimento DOCG per le tipologie Superiore e Recioto, che ha ulteriormente rafforzato la percezione di una denominazione capace di offrire, accanto ai volumi importanti della tipologia base, anche espressioni di alta gamma di assoluto livello qualitativo.

Raccontare il Soave richiede una conoscenza specifica del territorio

La DOC Soave rappresenta un patrimonio enologico e paesaggistico di straordinario valore, la cui comunicazione visiva merita un livello di competenza territoriale specifica, non genericamente applicabile a qualsiasi denominazione. Affidarsi a un professionista che conosce da anni le cantine e le peculiarità di questo territorio significa poter contare su un servizio realmente calibrato sulle esigenze della propria azienda.

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