Il territorio del Soave è il Primo paesaggio rurale storico in Italia entrato nel Registro Nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, istituito dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.
Le aree rurali di valore storico sono gassociate a pratiche e tecniche tradizionali che minimizzano l’uso di risorse esterne, come la meccanizzazione, l’irrigazione e i prodotti chimici agricoli. Questi luoghi presentano coltivazioni con una lunga storia e stretti legami con le comunità e le economie locali che li hanno sviluppati.
La loro presenza o l’evoluzione graduale riflettono un equilibrio significativo tra aspetti produttivi, ambientali e culturali in una determinata area o regione.

Enrico Brunelli – Graphic Designer, ha curato l’ideazione del logo ufficiale per “Le Colline vitate del Soave” entrate nel 2016 nel “Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali”.
Il logo ha l’obiettivo di celebrare, oltre al paesaggio rurale di Soave e la sua identità, una ricorrenza significativa: la prima mappa dei vigneti del Soave disegnata nel 1816, esattamente a 100 anni prima del riconoscimento ricevuto dal Minitero delle Politiche Agricole e Forestali.

Descrizione del logo ufficiale “Le Colline vitate del Soave”

Il logo è composto da due elementi di pari dimensioni, affiancati orizzontalmente nella versione orizzontale, oppure uno sopra l’altro in quella verticale.
Il primo caso è utilizzato con maggiore frequenza.
Il pittogramma racchiude nell’area ideale di un quadrato, la tipica coda di rondine dei merli delle mura e del castello medievale caratterizzanti il borgo di Soave.
Il merlo è una finestra attraverso la quale apprezzare alcuni elementi distintivi del Soave: le dolci colline che si succedono in profondità e diversi tipi di alberatura.
La vegetazione rappresenta la biodiversità ambientale di questa regione e la convivenza di aree boscose naturali con colture frutto del lavoro umano.
La collina marrone in primo piano rimanda al suolo che risulta ricco e vario nel comprensorio del Soave.
Il logotipo a destra, racchiude in un quadrato la dicitura del riconoscimento “Soave Historic Rural Heritage” accompagnato dalla date del centenario 1816 – 2016.

Le Colline Vitate del Soave:
perchè si tratta di un paesaggio rurale unico nel suo genere

I criteri utilizzati per determinare l’inclusione nel Registro nazionale si basano sulla storicità del paesaggio e sulla preservazione delle pratiche tradizionali che lo caratterizzano. Questa valutazione si basa su concetti come “significatività”, “integrità” e “vulnerabilità”, prendendo in considerazione sia le valutazioni scientifiche sia i valori attribuiti da comunità, soggetti e popolazioni interessate.

Nel 2016 l’Osservatorio nazionale del Paesaggio rurale, delle pratiche agricole e conoscenze tradizionali in seguito all’analisi di 123 zone produttive dell’agroalimentare italiano, e alla valutazione di 35 candidature, ha accolto l’ingresso nel Registro Nazionale da parte “Le Colline vitate del Soave”, la prima doc italiana ad ottenere il riconoscimento.
La valenza storico-rurale del comprensorio produttivo del Soave è notevole. Basti pensare che nella solo porzione della zona classica sono stati individuati 1.700 ettari collinari, microparcellizati, coltivati secondo le tecniche della viticoltura eroica.
La prima mappa (1816) deriva dal dal Catasto napoleonico e censisce i vigneti del Soave. Su questa base, un decreto regio del 1931, ha istituito il Soave la prima denominazione italiana.
In questa zona sono oggi diffusi elementi di edilizia storica, capitelli votivi, forme di allevamento come la pergola, muretti a secco. Infine, tra queste colline è ancora possibile imbattersi in vigneti di oltre 100 anni e ancora produttivi.

Le motivazioni – Testo Ufficiale del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali (allegato al decreto di riconoscimento)

Paesaggio Rurale: Colline Vitate del Soave

Motivazione dell’Iscrizione
Le colline del Soave sono un paesaggio storico caratterizzato dalla coltura della vite che affonda le sue radici nel periodo romano, la cui matrice viticola giunge a completa maturazione nel periodo ottocentesco. L’area possiede anche notevoli valori estetici e panoramici, soprattutto in relazione alla avanzata della urbanizzazione nella pianura che si estende a sud dell’area collinare.
La significatività del paesaggio è legata alla persistenza storica di una estesa ed omogenea copertura a vigneto che caratterizza l’uso del suolo. La forma di allevamento tradizionale è rappresentata dalla pergola veronese; tale pratica agricola conferisce un valore notevole alle tessere del mosaico paesistico che presentano tale forma colturale.
La conservazione delle forme storiche della viticoltura, in termini di tecniche di allevamento ed architettura degli impianti, è in grande sintonia con gli aspetti produttivi e qualitativi, marcando una differenza considerevole rispetto ad altre zone viticole. Le dimensioni degli appezzamenti e la loro disposizione variano nel territorio, creando una discreta diversità del mosaico paesaggistico con elementi di variabilità che stemperano l’uniformità della copertura viticola.
Un ulteriore elemento di significatività è rappresentato dalle sistemazioni idraulico agrarie. La forma prevalente appare essere il girapoggio, soprattutto nei versanti meno ripidi, mentre il terrazzamento e il ciglionamento appaiono maggiormente utilizzati nelle pendenze più accentuate.
Riguardo al terrazzamento, sono presenti strutture diversificate, come caratteristiche costruttive e materiali impiegati, prevalentemente provenienti da opere di spietramento eseguite durante la messa a coltura.
E’ importante segnalare come entrambi i sistemi siano particolarmente efficaci per contenere lo scorrimento superficiale delle acque, contribuendo alla riduzione del ruscellamento, dei valori di picco e di rischio di dissesti idrogeologici. Particolarmente importante appare il patrimonio arboreo associato alla viticoltura. Il suo valore paesaggistico si esplica in una grande varietà di forme, caratterizzate dalle specie utilizzate e dalla loro disposizione sul terreno.

Integrità
L’area presenta un alto grado di integrità in termini di conservazione della destinazione agricola delle colline; il presidio storico vitivinicolo gioca un ruolo fondamentale non solo per l’attualità ma anche per il futuro. La ridotta urbanizzazione nell’area collinare assicura la qualità del paesaggio ed è sostenuta soprattutto dalla struttura produttiva del Soave e dal consorzio dei produttori che li riunisce. Si registra la conservazione di molti ciglioni a girapoggio e dei terrazzamenti, anche se destano qualche preoccupazione le trasformazioni in corso ed i nuovi impianti a rittochino, anche per le implicazioni idrogeologiche. Ugualmente destano qualche preoccupazione alcuni materiali impiegati per i muri, sia dei terrazzamenti sia a bordo strada, non in linea con i caratteri storici di
tali manufatti. Ulteriori elementi che compromettono l’integrità riguardano le forme di allevamento – quali la presenza di filari a spalliera – rispetto alle pergole, come pure la cosiddetta “pergoletta”, in parte utilizzata in sostituzione della pergola. Un elemento problematico è il largo impiego del palo di cemento, forma di sostegno che non solo dal punto di vista estetico, ma anche da quello storico, non è in sintonia con le tradizioni locali. Qualche perplessità destano le caratteristiche estetiche degli impianti di irrigazione dei vigneti, con tubazioni spesso sopraelevate di grande visibilità.
L’analisi allegata al Dossier conferma un’integrità del paesaggio pari alle classe V prevista dall’Osservatorio, con una percentuale del paesaggio storico compresa fra il 65 e l’80%.

Gestione
La conservazione e gestione del paesaggio, oltre al sistema delle tutele ambientali e paesaggistiche, è in primo luogo assicurata dai produttori e dalle attività del Consorzio che li riunisce. Il riconoscimento e il mantenimento del rapporto fra qualità del vino e conservazione delle tecniche di allevamento e della architettura degli impianti tradizionali è l’asse portante della corretta gestione dell’area.

Raccomandazioni
In conseguenza della valutazione del Dossier di candidatura e dei risultati del sopralluogo effettuato, si invita l’Ente Gestore a considerare le seguenti raccomandazioni:

  • approfondire le analisi statistiche relative ai materiali impiegati nei manufatti (muri a
    secco e terrazzamenti)
  • approfondire le analisi statistiche relative all’impiego di varie tipologie di tutori per le viti
    (pali in cemento, legno, ferro)
  • operare una mappatura delle alberature in vista di future indicazioni gestionali o di misure
    del PSR
  • operare una valutazione delle potenzialità turistiche in relazione alla conoscenza dei
    caratteri storici del paesaggio locale
  • valorizzare gli aspetti della biodiversità riferendosi alla diversità “bioculturale” secondo le
    indicazioni della dichiarazione UNESCO-CBD di Firenze del 2014 e delle raccomandazioni
    della ultima sessione del WHC del 2015, Decision 39 COM 8B.23 (sito Borgogna)
  • implementare il rapporto fra conservazione delle tecniche viticole e del paesaggio
    tradizionale nella classificazione e nelle valutazioni qualitative dei vini prodotti nel territorio
    della DOCG

Leggi qui il documento originale del Ministero

Approfondimento sul Registro Nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico

L’Osservatorio Nazionale del Paesaggio rurale, delle pratiche agricole e conoscenze tradizionali (ONPR), è stato istituito con il Decreto n. 17070 del 19 novembre 2012 che ha previsto l’istituzione del “Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali”.
Scopo del registro nazionale è raccogliere le candidature provenienti dagli Enti interessati su tutto il territorio nazionale.

Il Ministero identifica e cataloga nel Registro “i paesaggi rurali tradizionali o di interesse storico, le pratiche e le conoscenze tradizionali correlate”, definendo la loro significatività, integrità e vulnerabilità, tenendo conto sia di valutazioni scientifiche, sia dei valori che sono loro attribuiti dalle comunità, dai soggetti e dalle popolazioni interessate.

A seguito dell’iter di verifica dei requisiti di ammissibilità espletato dall’ONPR, con decreto a firma del Ministro, contenente la menzione che esplicita i motivi del riconoscimento, sono iscritti nel Registro i paesaggi rurali le pratiche agricole e le conoscenze tradizionali.