“Tra primavera ed estate” è una composizione di schizzi a mano presi dal vivo, open-air di fioriture in giardino sviluppate in tarda primavera e inizio estate: rosmarino, begonia rossa, ramo di weigela, glicine e sedum palmeri. I disegni tratteggiati di getto a penna sono colorati sul posto con matite acquerellabili.

Illustratore: Enrico Brunelli, Creative & Graphic Designer
Carta per schizzi in cellulosa 300 g/m, grana fine

Weigela

La weigela fucsia a doppia fioritura è un arbusto ornamentale che si fa notare per la sua capacità di offrire due momenti distinti di colore nel corso della stagione, come se la pianta decidesse di concedere un bis dopo il primo spettacolo. In primavera, infatti, si copre di fiori a forma di piccole trombe, di un fucsia intenso e luminoso, che si distribuiscono lungo i rami ancora giovani, creando un effetto compatto e molto scenografico. Poi, quando la prima fioritura sembra ormai conclusa e la pianta entra in una fase di quiete, interviene la sua caratteristica più interessante: una seconda fioritura più leggera ma comunque generosa, che si manifesta tra fine estate e inizio autunno, quando molte altre specie stanno già rallentando.
Questo comportamento è legato alla capacità della weigela di produrre nuovi germogli dopo la potatura o semplicemente dopo il primo ciclo di fioritura, come se reagisse al tempo con una sorta di ripartenza naturale. Proprio per questo, nei giardini viene spesso utilizzata non solo come elemento decorativo, ma anche come segno di continuità stagionale, capace di “riaccendere” uno spazio verde quando il ritmo delle fioriture tende a diminuire.
Una curiosità interessante riguarda la sua origine: la weigela proviene dall’Asia orientale, in particolare da Cina, Corea e Giappone, e il suo nome è un omaggio al botanico tedesco Christian Ehrenfried Weigel. Nonostante l’aspetto delicato dei fiori, la pianta è sorprendentemente rustica e resistente al freddo, qualità che le ha permesso di diffondersi facilmente nei giardini europei. Inoltre, le varietà a doppia fioritura sono il risultato di selezioni orticole relativamente recenti, pensate proprio per prolungare l’effetto ornamentale e rendere la pianta ancora più generosa nel tempo.

Rosmarino

Il rosmarino è una delle piante aromatiche più amate dei giardini mediterranei per il profumo intenso delle sue foglie e per la fioritura, che spesso passa inosservata pur essendo di grande fascino. I suoi piccoli fiori, generalmente di colore azzurro-lilla, ma talvolta anche bianchi o rosati a seconda della varietà, sbocciano lungo i rami in una moltitudine di minuscole corolle che trasformano il cespuglio in una nuvola delicata. Nelle zone dal clima mite la fioritura può iniziare già alla fine dell’inverno e proseguire per tutta la primavera, mentre in condizioni favorevoli non è raro che la pianta produca nuovi fiori anche in estate o in autunno, alternando periodi di riposo a nuove fasi di fioritura.
Questa generosità rende il rosmarino una presenza preziosa dal punto di vista ornamentale ed anche per l’ambiente circostante, dato che i suoi fiori sono ricchi di nettare e attirano api, bombi e altri insetti impollinatori proprio nei momenti dell’anno in cui le risorse alimentari possono essere ancora limitate. È una pianta che ama il sole, sopporta molto bene il caldo e la siccità e, una volta ben radicata, richiede poche cure, conservando il suo fogliame sempreverde anche durante l’inverno.
Il nome botanico tradizionale del rosmarino, Rosmarinus officinalis, significa “rugiada del mare”, un’espressione che richiama sia il colore dei suoi fiori sia la sua naturale diffusione lungo le coste del Mediterraneo. Oggi la specie è classificata come Salvia rosmarinus, poiché gli studi botanici hanno dimostrato la sua stretta parentela con le salvie, anche se il vecchio nome continua a essere molto conosciuto e utilizzato.
Intorno al rosmarino sono nate anche numerose leggende. Nell’antica Grecia era considerato un simbolo di memoria e di lucidità mentale, tanto che studenti e studiosi intrecciavano rametti tra i capelli durante gli esami o le lezioni. Nel Medioevo, invece, era ritenuto una pianta capace di proteggere la casa e veniva spesso coltivato vicino all’ingresso o utilizzato nelle cerimonie nuziali come augurio di fedeltà e prosperità.

Begonia

La begonia è una delle piante ornamentali più apprezzate per la straordinaria capacità di regalare colore per lunghi periodi dell’anno. A seconda della varietà, la fioritura può iniziare in primavera e proseguire senza interruzioni fino ai primi freddi autunnali, trasformando balconi, terrazzi e aiuole in angoli vivaci. I suoi fiori, semplici o doppi, possono essere bianchi, rosa, rossi, arancioni o gialli e spiccano sul fogliame, che in molte specie è altrettanto decorativo grazie alle tonalità verdi, bronzee o porpora e ai disegni argentati che lo caratterizzano.
La continuità della fioritura dipende soprattutto dalle condizioni di coltivazione. La begonia predilige una posizione luminosa ma al riparo dal sole diretto nelle ore più calde, poiché le foglie e i petali possono risentire delle temperature elevate. Se riceve acqua con regolarità, senza ristagni, e viene liberata dai fiori appassiti, continua a produrre nuovi boccioli con sorprendente generosità, mantenendo un aspetto fresco e ordinato per tutta la bella stagione.
Esistono centinaia di specie e migliaia di varietà ibride, tanto che è possibile trovare begonie adatte praticamente a ogni situazione: alcune sono coltivate soprattutto per la spettacolare fioritura, mentre altre conquistano per il fogliame dai colori e dalle forme insolite. Le begonie tuberose, ad esempio, producono fiori grandi e vistosi che ricordano piccole rose o camelie, mentre le begonie semprefiorenti si distinguono per la loro instancabile capacità di sbocciare per mesi.
Il nome della pianta deriva dal naturalista francese Michel Bégon a cui fu dedicata nel XVII secolo. Fu un appassionato di botanica e promotore di numerose spedizioni scientifiche. Le begonie sono originarie delle regioni tropicali e subtropicali dell’America, dell’Africa e dell’Asia, dove crescono spesso all’ombra degli alberi, in ambienti umidi e riparati. Proprio questa origine spiega la loro preferenza per una luce soffusa e per un terreno costantemente fresco.
Alcune specie di begonia sono commestibili. I fiori, dal gusto leggermente acidulo dovuto alla presenza di acido ossalico, vengono talvolta utilizzati per decorare insalate, dessert e bevande, aggiungendo una nota di colore e di freschezza. È bene ricordare, però, che non tutte le specie sono destinate al consumo alimentare.

Glicine

Il glicine è una delle piante rampicanti più spettacolari del giardino, perché la sua fioritura, quando arriva, decora lo spazio e lo trasforma completamente, creando cascate di fiori che scendono con effetto scenografico. In primavera, generalmente tra aprile e maggio, a seconda del clima e della varietà, produce lunghi grappoli pendenti composti da piccoli fiori profumati, che possono essere lilla, viola, blu o anche bianchi, e che si aprono in successione, così che il grappolo sembri vivo e in continuo movimento.
Questa fioritura abbondante si sviluppa sui rami ancora spogli o appena rinverditi, e proprio per questo il contrasto tra il legno intrecciato della pianta e la delicatezza dei fiori risulta particolarmente suggestivo. Il glicine cresce avvolgendosi su pergolati, muri e strutture solide, e con il tempo diventa una presenza imponente, capace di creare ombra e di definire lo spazio con la sua architettura naturale. Tuttavia, per ottenere una fioritura generosa, richiede una potatura regolare, perché tende a sviluppare molta vegetazione a scapito dei fiori se lasciato libero di crescere senza controllo.
La sua crescita vigorosa può essere sorprendentemente rapida e talvolta quasi “invasiva”, tanto da poter danneggiare strutture non adeguatamente resistenti se non viene guidata. Un altro aspetto affascinante è la sua longevità, perché esemplari ben curati possono vivere per decenni e diventare parte integrante dell’identità di una casa o di un giardino, come se fossero architetture vegetali permanenti.
Il nome glicine deriva dal greco e significa “dolce”, un riferimento al profumo dei fiori e alla sensazione delicata che trasmettono, anche se alcune specie hanno un profumo più intenso di altre. Originario dell’Asia e del Nord America, è stato introdotto in Europa nel XIX secolo e ha rapidamente conquistato giardini e parchi per il suo forte impatto ornamentale. In alcune culture orientali è anche simbolo di amicizia e di devozione, proprio perché i suoi rami intrecciati e la sua crescita tenace evocano legami duraturi e resistenti nel tempo.

Sedum palmeri

Il Sedum palmeri è una piccola pianta succulenta che si fa notare quando decide di fiorire, perché in quel momento il suo aspetto ordinato e compatto si trasforma in una macchia luminosa. La fioritura avviene generalmente tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, quando molte altre piante sono ancora in riposo, e proprio per questo il suo intervento nel giardino appare ancora più prezioso e inaspettato. Dai fusti carnosi e dalle rosette verdi-azzurrate emergono steli sottili che portano piccoli fiori giallo intenso, raccolti in corimbi leggeri che si aprono progressivamente, creando un effetto di nuvola dorata sopra il fogliame.
Questa pianta, pur essendo di aspetto delicato, è in realtà molto resistente, perché tollera bene la siccità e si adatta con facilità a terreni poveri o rocciosi, purché ben drenati. Durante la fioritura, inoltre, il contrasto tra il verde glauco delle foglie e il giallo vivace dei fiori diventa particolarmente evidente, tanto che il Sedum palmeri viene spesso utilizzato in giardini mediterranei, giardini rocciosi o anche in vasi sospesi, dove può ricadere con eleganza.
Questa specie proviene dal Messico e si è diffusa in Europa soprattutto come pianta ornamentale per la sua rusticità e la facilità di coltivazione. È anche una pianta molto amata dagli insetti impollinatori, che trovano nei suoi fiori precoci una delle prime fonti di nettare dell’anno, quando la natura sta ancora lentamente risvegliandosi. Inoltre, il nome Sedum deriva dal latino “sedere”, cioè “sedersi”, e richiama la capacità di queste piante di “adagiare” sulle rocce, come se vi si accomodassero stabilmente, senza bisogno di grandi risorse per prosperare.